Della sosta e della contemplazione

Nessun cammino è lungo per chi crede

e nessuno sforzo è grande per chi ama.

da un canto popolare dell’America latina

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Ormai l’estate sta scivolando nell’oblio e la osserviamo da lontano con nostalgia. Chissà quanti di noi si sono cimentati in qualche pellegrinaggio oppure anche solo hanno raggiunto fugacemente qualche “luogo dell’infinito”, dove ristorare lo spirito per poi ripartire nel cammino della vita. Chissà se qualche frequentatore di questo blog è stato tra questi viandanti dell’anima e cammin facendo ha rammentato le parole che proponemmo qualche tempo fa:

Questo fu l’inizio del cammino dell’uomo. Da semplice faber , divenne contemplator e viator: un animale che non solo fa, ma anche osserva e va avanti, tentando di capire da dove parte e dove arriva il suo fare.Lo sguardo verso l’alto ha generato in basso la poesia e l’astronomia, la misura del tempo e dello spazio, la danza e la musica, la liturgia e la matematica. 

Le cose belle e buone, per i mortali, sono figlie del cielo, stelle fiorite sulla terra.

 Succede a noi figli della frenesia di consumare voracemente le occasioni di vita, col rischio di offuscare quale sia il fine del nostro cammino e allora la proposta odierna è di sostare e contemplare. Forse ci costerà sforzo ma siamo convinti che ne varrà la pena. Cominciamo allora col respirare a fondo e dare attenzione al testo:

 

Amica

in questa implacabile arsura sotto questo sole rovente

tu mi dici che vivere vuol dire guardare avanti

per non andare a sbattere i denti.

Poiché la vista viene dagli occhi

e gli occhi vedon davanti.

Certo mia cara, ma la vita ora spesso

 è un rotolare a valle una perdita di senso

allora è bene fermarsi in qualche dove,

rallentare

per guardare alla polvere dietro

dentro la quale poco si vede, il più si legge nel cuore .

Rallentare 

fino a che il nostro intimo scollato

ci raggiunga da dove l’abbiam lasciato.

 

Amica

mi sai dire senza guardarmi dentro e dietro

come farei a ri-cordare,

come farei a ringraziare?

E noi sappiamo dall’amico del cuore che

rendere grazie è il costo della vita

se essa ha un costo.

Ma ora ascolta i tuoni fuori

e il bel rumore della pioggia.

 

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Un testo a commento del precedente:

Bisogna essere santi per essere anche poeti:

dal grembo caldo d’ogni nostro gesto,

d’ogni nostra parola che sia sobria,

procederà la lirica perfetta

in modo necessario ed istintivo.

Noi ci perdiamo a volte,

ed affanniamo per i vicoli ciechi del cervello,

sbriciolati in miriadi di esseri

senza vita durevole e completa;

noi ci perdiamo, a volte,

nel peccato della disconoscenza di noi stessi.

Ma con un gesto calmo della mano,

con un guardar “volutamente” buono,

noi ci possiamo sempre ricondurre

sulla strada maestra che lasciammo,

e nulla è più fecondo e più stupendo

di questo tempo di conciliazione.

A. Merini

Ruggero Radaelli Diacono

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Un pensiero su “Della sosta e della contemplazione

  1. NOI CI PERDIAMO!!!!MA CHI CI AMA CI GUIDA E CI SALVA, DA SOLI NOI NON POSSIAMO FARCELA, MA IL VERO MIRACOLO E’ TENDERE UNA MANO CHIDERE AIUTO E TROVARLO. E QUANDO CI ACCORGIAMO DI ESSERE STATI SALVATI NON SIAMI Più FRAGILI, SPAVENTATI, INSICURI E TUTTO VERAMENTE APPARE STUPENDO!
    GRAZIE RUGGERO

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