Occhi nuovi per la Terra di Dio.

sanfrancesco_lupodigubbio

Del Signore è la terra e quanto contiene:

il mondo, con i suoi abitanti.

È lui che l’ha fondato sui mari

e sui fiumi l’ha stabilito.

Sal 24

 

 

Da bravi pellegrini, coi piedi doloranti, il sudore che irrora il nostro corpo e il cuore più ricco, da un osservatorio speciale, la terra di san Francesco d’Assisi tentiamo di stabilire un contatto con la dodicesima giornata per la custodia del creato del primo settembre corrente e l’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco.

Il Salmo d’apertura ci ha ricordato a chiare lettere che la terra non è  una nostra proprietà, bensì appartiene a Dio e per uno sguardo realista sulla terra di Dio pensiamo sia bene partire da ciò che papa Francesco nella “Laudato Sì” ci dice sul creato come  casa comune, sulla terra che è una madre amorosa e che è anche una sorella.

Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla ed a causa del peccato abbiamo sottoposto la terra ad una violenta depredazione, ora, il primo passo per sottrarla ad una catastrofe è riconoscere che la terra è di Dio e non è in nostro potere; è un dono che ci viene dato.

Il Papa quindi ci invita a “cercare soluzioni non solo nella tecnica,ma anche nel cambiamento dell’essere umano” (LaudatoSi n° 9).

 

Dice ancora la “Laudato Sì”: Se il solo fatto di essere umani muove

le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, «i cristiani,

in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede». Pertanto,è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni (LS 64). Tutto il secondo capitolo di questa enciclica ci presenta la  Sapienza biblica dell’Antico e del Nuovo Testamento sulla cura della casa comune  dove lo stesso Gesù viene presentato come viaggiatore, in cammino sulle strade della Palestina per l’annuncio

del Regno, ma anche attento a “contemplare la bellezza seminata dal

Padre suo” e pronto ad invitare “i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino” (LaudatoSi n° 97).

 

La tradizione cristiana, poi, vedrà spesso nel viaggio un’efficace

metafora dell’esistenza umana, sostenuta da una promessa tutta tesa verso

la patria che Dio ci ha preparato (Eb. 11, 13-16).Come molte altre religioni, il cristianesimo saprà valorizzare la pratica del pellegrinaggio così come ad esempio hanno vissuto in prima persona i santi monaci irlandesi dell’alto medioevo.

La mobilità è sempre stata occasione di annuncio per i cristiani e non solo quando partivano per viaggi missionari, ma anche quando erano costretti dalle persecuzioni, dalle guerre, dai commerci e dalle migrazioni.

Sino ai nostri ultimi secoli: pensiamo ai tanti migranti italiani che hanno portato con sé la fede, insieme alla cultura e al bisogno di un futuro migliore. E pensiamo come è grande il compito dell’accoglienza dei migranti dei nostri giorni che fuggono dalla fame, dalla guerra, dalle ingiustizie e dalla morte.

 

 

 

 

2017 anno del turismo sostenibile

 

immigrati italiani

Vista l’occasione, compito nostro specifico, allora, sarà promuovere, e praticare tra le mille forme esistenti, una convergenza tra la rigenerante contemplazione del bello (naturale e culturale), l’incontro pacificante delle diversità culturali e lo sviluppo economico.

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Occhi nuovi per la Terra di Dio.

  1. Passo dopo passo….fiatone in salita, scivolate in discesa, in piano si cammina bene…ma di piana ce n’è poca, nella vita come nei pellegrinaggi!
    Sì parla con chi si conosce per la prima volta e con chi si riconosce dagli anni passati, si canta, si prega insieme, ma si sta anche in silenzio, e si prega in silenzio…. è bello pregare quando si fatica, tutto sembra più dolce….forse per questo Francesco camminava tanto…e pregava….camminava….cantava….camminava….pregava…ed era sempre più vicino a Dio

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  2. Sono cattolico non praticante, un essere umano e quindi anche un peccatore, ma le preghiere non le ho mai abbandonate.
    Già da piccolo ed inspiegabilmente, ho sempre avuto un grande rispetto per la Madre Terra.
    Ogni luogo per me è sacro su questa superlativa sfera e quindi ovunque posso anche pregare.
    Oggi, dopo aver trascorso 3 giorni sul Sentiero di Francesco (2017) posso urlare al mondo che questo rispetto non avrà mai fine come pure la fede in Dio.

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