Due preti in cammino.

pellegrini

 

Il largo sorriso denota soddisfazione e infatti Don R., prete nostro amico ormai da lungo tempo, è reduce da uno dei suoi memorabili viaggi alla scoperta della creazione, che continua instancabile a stupire, grazie anche al modesto contributo del genere umano.

Questa volta la meta è stata la chiesa di S. Colombano a Bobbio, nell’Appennino emiliano, sulle tracce del monachesimo itinerante dei monaci irlandesi, esperienza che ci raggiunge nell’intimo. Infatti i monaci irlandesi peregrinavano continuamente, intendendo la vita “nomade” il simbolo di tutta la vita orientata all’incontro col Signore Gesù.

I più noti tra loro sono senz’altro Brendano, Columba e Colombano. Le orme di quest’ultimo si possono trovare in mezza Europa e Bobbio (provincia di Piacenza) rappresenta la sua ultima “filiazione”. Essa ha alle spalle l’abbazia di Luxeuil in Francia e proiettata nel futuro quella di S. Gallo in Svizzera, fondata dal suo discepolo Gallo.

I monasteri irlandesi furono di grande importanza perfino per il recupero della lingua latina che a quei tempi si stava perdendo anche nella Chiesa, inoltre la loro testimonianza fu da stimolo per la ripresa di una sequela del Signore più severa e fedele.

 

 

San-Colombano-faccia

 

Di ben altra natura è il viaggio che invece sta intraprendendo un altro presbitero, giovane e altrettanto amico nostro, Don G. , che infatti sta per lasciare la sua attuale parrocchia, per portare il suo servizio in un’altra, secondo l’indicazione del Vescovo. Movimento questo fatto perché la Buona Novella possa raggiungere tutti con maggiore efficacia in questa porzione di cristianità occidentale che si dibatte tra i più disparati problemi, vecchi e nuovi, quasi come un gregge dal quale, per ignoti motivi, il pastore si fosse allontanato. A ben vedere però si scorge lo Spirito santo alla sua guida, indicare il cammino con la sua luce. Luce che, tenue, giunge anche al cuore di Don G., donandogli la forza necessaria all’obbedienza, virtù sempre più rara, perlomeno alle nostre latitudini.

2 mete ben diverse, come diversi sono i cammini, formati però della stessa sostanza: il moto che misteriosamente procede dall’interiorità di ciascuno e sospinge i passi come la brezza gonfia le vele.

 

Un aiuto alla riflessione

Nomadi che cercano
Gli angoli della tranquillità
Nelle nebbie del nord
E nei tumulti delle civiltà
Tra i chiari scuri e la monotonia
Dei giorni che passano

Camminatore che vai
Cercando la pace al crepuscolo
La troverai
Alla fine della strada

Lungo il transito dell’apparente dualità
La pioggia di settembre
Risveglia i vuoti della mia stanza
Ed i lamenti della solitudine
Si prolungano

Come uno straniero non sento
Legami di sentimento
E me ne andrò dalle città
Nell’attesa del risveglio

I viandanti vanno in cerca di ospitalità
Nei villaggi assolati
E nei bassifondi dell’immensità
E si addormentano sopra
I guanciali della terra

Forestiero che cerchi la
Dimensione insondabile
La troverai, fuori città
Alla fine della strada

F. Battiato

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