Lungo la strada non siamo mai soli.

Dopo aver navigato per mesi nell’intimità del grembo materno, questa prodigiosa navicella spaziale che ci traghetta dalla mente di Dio alla luce del mondo, qualcosa, della vita come cammino abbiamo certamente imparato.

La nostra irrevocabile iniziazione alla vita avviene fin dal principio, cammin facendo (sballottamenti compresi). E continuerà come un cammino. Ognuno percorre poi la propria rotta verso il grembo di Dio, e non è mai la più diretta. Il cammino della vita è pieno di giravolte, e di ritorni sui propri passi. Nessuno, comunque, nel bene e nel male, la percorre da solo.

Il nostro prossimo sarà giudicato, per il modo in cui si comporterà con noi, e noi saremo giudicati per il modo con il quale ci comporteremo con lui. Impossibile evitarlo. Impossibile ignorare che siamo compagni di viaggio.  

Possiamo perderci di vista, e persino abbandonare l’altro al proprio destino. Della solitudine maligna che ne deriva, però, saremo chiamati a rispondere.Poco o tanto, ogni nostro passo agevola o intralcia il cammino altrui. La persona è una singolarità irripetibile, ma l’umano è strettamente comune. Quando perdiamo il senso di questa comunità di iniziazione e di destino, la vita umana si imbarbarisce: fra le capanne come fra i grattacieli. Quello nostra che la nostra modernità, giustamente orgogliosa dei diritti della persona (e tuttavia tentata di vergognarsi di averla prelevata dal seme evangelico di Dio), deve comprendere, riguarda proprio questo imprint della nostra iniziazione alla vita, ricevuto con il fatto stesso dell’umana generazione.

L’iniziazione alla vita è sempre decisa dalla sua condivisione:che non si può comprare, non si può vendere, non si può affittare, non si può cedere. Una comunità umana – una famiglia, una città, una società, una nazione –  costruita sull’individualismo astratto dei liberi e uguali, che si separa scientificamente dalla compassione reciproca si annulla. E si annulla.

Prima che sia troppo tardi, dobbiamo porre rimedio al crescente difetto di compassione che sta plasmando le regole della nostra convivenza.

La sequela dei credenti segna la rotta della misericordia di Dio, che smentisce sul campo i racconti della vita allestiti dai prepotenti e dai parassiti. Le pietre del “tempio”, che segnano l’esercizio spirituale e corporale del nostro pellegrinaggio, devono apparire come le stazioni di posta che fanno segno alla compassione di Dio per i popoli in cammino. Il pellegrinaggio, dunque, è un prezioso antidoto al rifugio del cristianesimo nella mondanità spirituale dei propri adattamenti al campanilismo della fraternità.

Che tu abbia tempo

Che tu abbia tempo per la pazienza,

tempo per comprendere,

tempo per ricordare

le cose buone fatte e da fare.

Tempo per credere

nei tuoi compagni di viaggio,

tempo per capire

quanto valga un amico.

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